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Saturday, January 23, 2016
Friday, August 1, 2014
Monday, June 16, 2014
Monday, May 12, 2014
Equatore - Miguel Souza Tavares
"Le isole sono un luogo di solitudine, e simile verità non è mai così nitida come quando riparte chi vi è giunto appena di passaggio e rimane invece sul molo, a salutare, chi resta. Al momento dell'addio, è assai più triste restare che partire, e su un'isola esiste fra le due cose una differenza sostanziale, come si fossero due categorie di esseri umani: coloro che vivono sull'isola e color che arrivano e ripartono. (...)"
(...)
"Quando arrivava una nave...Tutti accorrevano allora sulla spiaggia, e non solamente coloro che attendevano parenti o amici, o un carico speciale, ma anche una moltitudine di ragazzini, di donne di casa oziose, autorità che non avevano niente da fare e fingevano di svolgere qualche dovere d'ufficio, e tutti i curiosi in generale, di quella curiosità silenziosa e paziente di chi vive una vita intera fatta di arrivi e partenze appena osservati. (...)"
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Sunday, January 22, 2012
Antonio tabucchi - Il gioco del rovescio

Entrando in Portogallo - Entrando en Portugal
"Il treno era fermo, dal finestrino si vedevano le luci della cittadina di frontiera, il mio compagno di viaggio aveva il volto sorpreso e scomposto di chi è svegliato improvvisamente dalla luce, il poliziotto sfogliò attentamete il mio passaporto, viene spesso nel nostro paese, disse, cosa ci trova ditanto interessante? (...)"
Passaggio in italiano

"El tren se había detenido, por la ventanilla se veían las luces de la pequeña ciudad fronteriza, mi compañero de viaje mostraba el rostro sorprendido y molesto de quien se despierta bruscamente por la luz, el policía hojeó atentatmente mi passaporte, viene a menudo a nuestro país, dijo, ¿qué le encuentra de interessante? (...)"
Fragmento de texto en Español
Entrando in Portogallo... qui:
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Tuesday, April 12, 2011
José Saramago II - Do Cerco de Lisboa

"Raimundo Silva abriu de par em par a janela, alguns borrifos salpicaram-lhe a cara, esta é a cidade que foi cercada, as muralhas descem por ali até ao mar, que sendo tão largo o rio bem lhe merece o nome, e depois sobem, empinadas, onde não alcançamos a ver, esta é a moura Lisboa, se não fosse ser pardacento o ar deste dia de inverno distinguiríamos melhor os olivais da enconsta que desce para o esteiro, e os da outra margem, agora invisíveis como se os cobrisse uma nuvem de fumo. Raimundo Silva olhou e tornou a olhar, o universo murmura sob a chuva, meu Deus, que doce e suave tristeza, e que não nos falte nunca, nem mesmo nas horas de alegria.."
"Raimundo Silva spalancò la finestra, qualche spruzzo gli arrivò sulla faccia, non sul libro, perché l'aveva protetto, e la stessa impressione di forza total e traboccante gli invase lo spirito e il corpo, questa è la città che è stata assediata, le mura arrivano fino al mare, ché il fiume è cosí largo da meritarne il nome, e poi salgono, ripide, fin dove non riusciamo a vedere, questa è la Lisbona mora, se non fosse cosí cupa l'aria diq uesta giornata invernale scorgeremmo meglio gli uliveti del pendio che scende fino all'estuario, e quelli sull'altra sponda, adesso invisibili come se li coprisse una nuvola di fumo. Raimundo Silva ha guardato e riguardato, l'universo mormora sotto la pioggia, Mio Dio, che dolce e tenera tristezza, e speriamo che non ci manchi mai, neanche nei momenti di gioia."
Traduzione di Rita Desti
Passaggio in italiano
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Sunday, April 10, 2011
José Saramago I - Storia dell'assedio di Lisbona
"O revisor tem nome, chama-se Raimundo. Era já tempo de sabermos quem seja a pessoa de quem vimos falando indiscretamente, se é que nome e apelidos alguma vez puderam acrescentar proveito que se visse às costumadas referências sinaléticas e outros desenhos, idade, altura, peso, tipo morfológico, tom da pele, cor dos olhos, e dos cabelos, se lisos, crespos ou ondulados, ou simplesmente perdidos, metal da voz, límpida ou rouca, gesticulação característica, maneira de andar, porquanto a experiência das relações humanas tem demonstrado que, sabendo nós isto e às vezes muito mais, nem o que sabemos nos serve, nem somos capazes de imaginar o que nos falta."
(..) Il revisore un nome ce l'ha, si chiama Raimundo. Ormai era ora che sapessimo chi fosse la persona di cui abbiamo parlato con indiscrezione, ammesso che nomi e cognomi abbiano mai potuto aggiungere qualche vantaggio evidente ai soliti riferimenti segnaletici e ai vari schemi, età, altezza, peso, tipo morfologico, incarnato, colore degli occhi e dei capelli, se lisci, crespi o ondulati, o semplicemente perduti, timbro della voce, limpida o roca, gesti caratteristici, maniera de camminare, mentre l'esperienza dei rapporti umani ha dimostrato che, pur sapendo questo e talvolta molto di piú, neanche quello che conosciamo ci serve, né siamo capaci di immaginare che cosa ci manca."
Traduzione di Rita Desti
Passaggio in italiano
(..) Il revisore un nome ce l'ha, si chiama Raimundo. Ormai era ora che sapessimo chi fosse la persona di cui abbiamo parlato con indiscrezione, ammesso che nomi e cognomi abbiano mai potuto aggiungere qualche vantaggio evidente ai soliti riferimenti segnaletici e ai vari schemi, età, altezza, peso, tipo morfologico, incarnato, colore degli occhi e dei capelli, se lisci, crespi o ondulati, o semplicemente perduti, timbro della voce, limpida o roca, gesti caratteristici, maniera de camminare, mentre l'esperienza dei rapporti umani ha dimostrato che, pur sapendo questo e talvolta molto di piú, neanche quello che conosciamo ci serve, né siamo capaci di immaginare che cosa ci manca."
Traduzione di Rita Desti
Passaggio in italiano
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Wednesday, September 1, 2010
Antonio Tabucchi - Il gioco del rovescio
"Dalla finestra arrivò il suono di una sirena, forse una nave che entrava in porto, e immediatamente sentii un enorme desiderio di essere uno di quei passeggeri di quella nave, di entrare nel porto di una città sconosciuta che si chiamava Lisbona e di dover chiamare al telefono una donna sconosciuta per dirle che era uscita una nuova traduzione di Fernando Pessoa, e quella donna si chiamava Maria do Carmo, sarebbe venuta alla libreria Bertrand indossando un vestito giallo, amava il fado e i piatti sefarditi, e io sapevo già tutto questo, ma quel passeggero che ero io e che guardava Lisbona dal parapetto della nave non lo sapeva ancora e tutto sarebbe stato per lui nuovo e identico. E questa era Saudade (...)"
["Da janela chegou o som de uma sirene, talvez um navio que entrava no porto, e imediatamente senti um desejo enorme de ser um dos passageiros daquele navio, de entrar no porto de uma cidade desconhecida que se chamava Lisboa e de ter que chamar por telefone a uma mulher desconhecida para dizer-lhe que havia saído uma nova tradução de Fernando Pessoa, e aquela mulher se chamaria Maria do Carmo, iria à livraria Bertrand usando um vestido amarelo, adorava o fado e os pratos sefarditas, e eu já sabia tudo isso, mas aquele passageiro que era eu e que contemplava Lisboa do convés do navio ainda não sabia e para ele tudo iria ser novo e idêntico. E isso era saudade" (...)]
Translation: Iran
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Antonio Tabucchi - El Juego del Revés
"De la ventana llegó el sonido de una sirena, tal vez un barco que entraba en el puerto, e inmediatamente sentí un inmenso deseo de ser uno de los pasajeros de aquel barco, de entrar en el puerto de una ciudade desconocida que se llamaba Lisboa y de tener que llamar ppor teléfono a una mujer desconocida para decirle que había salido una nueva traducción de Fernando Pessoa, y aquella mujer se llamaba Maria do Carmo, iría a la librería Bertrand llevando un vestido amarillo, le gustaban los fados y los platos sefarditas, y yo todo esto ya lo sabía, pero aquel pasajero que era yo y que contemplaba Lisboa desde la barandilla del barco todavía no lo sabía y para él todo iba a ser nuevo e idéntico. Y esto era Saudade (...)"
"From the window came the sound of a siren. Perhaps a ship had entered the harbor. Immediately I felt an immense desire to be one of the passengers on that shop, to enter the harbor of an unknown city called Lisbon, and to have to telephone an unknown woman to tell her that a new translation of Fernando Pessoa had come out, and that woman was called Maria do Carmo. She would come to Bertrand's Bookstore wearing a yellow dress, she loved the fado and Sephardic food, and I already knew all this. But that passenger, who was I and who was gazing at Lisbon from the deck of the shop, did not know it yet, and evertything would be identical and new for him. And this was saudade (...)"
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Saturday, July 24, 2010
Antonio Lobo Antunes - Eu hei-de amar uma pedra
"(...) se calhar uma dúzia de recordações penduradas num fio de lágrima igualmente
(a velha história dos genes)
episódios a quem a gente agradece por continuarem conosco mesmo desbotados, vagos, amontoando-se numa caixinha de que cerramos a tampa com medo de que se evaporem, visitamo-los em segredo protegendo-os com a mão
-Não me roubem o que fui (...)"
"(...) tal vez unos cuantos recuerdos colgados en una cadena de lágrimas también
(la vieja historia de los genes)
episodios que agradecemos porque siguen con nosotros aun descoloridos, vagos, amontonándose en una cajita cuya tapa cerramos por miedo a que se evaporen, los visitamos en secreto protegiéndolos con la mano
- No me roben lo que he sido (...)"
(a velha história dos genes)
episódios a quem a gente agradece por continuarem conosco mesmo desbotados, vagos, amontoando-se numa caixinha de que cerramos a tampa com medo de que se evaporem, visitamo-los em segredo protegendo-os com a mão
-Não me roubem o que fui (...)"
"(...) tal vez unos cuantos recuerdos colgados en una cadena de lágrimas también
(la vieja historia de los genes)
episodios que agradecemos porque siguen con nosotros aun descoloridos, vagos, amontonándose en una cajita cuya tapa cerramos por miedo a que se evaporen, los visitamos en secreto protegiéndolos con la mano
- No me roben lo que he sido (...)"
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Saturday, July 10, 2010
Antonio Lobo Antunes - Yo he de amar una piedra
"... quedó parte del cuello y el telón una niebla, supongo que la Photo Royal Ltda. una niebla también, una niebla el fotógrafo con las manos amarillas de los ácidos que nos acomodó en la silla, una niebla el espejo con un cepillo y un peine para arreglar rodetes, melenas, Beato cambiado, muchos edificios ocultando el río que el tiempo disolvía igualmente, yo escurriéndome de mi madre y el fotógrafo ajustando lentes, invisible tras las cajas, arcos voltaicos, telas, el desorden de bodega d elos bastidores..."
"...al irnos de Bissau las cosas se despedían de nosotros, hasta el mástil de la bandera, los emblemas de los batallones en escayola que iban perdiendo pintura, la pena de las cosas tan obvia..."
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Tuesday, April 6, 2010
Sostiene Pereira, che... -- Antonio Tabucchi
"Il dottor Cardoso venne sul bordo della vasca e cominciò a dargli delle istruzioni. Muova le braccia come se facesse degli esercizi ginnici, gli disse, e con le alghe si massaggi il ventre e il petto. Pereira eseguì compuntamente le istruzioni finché non senti che aveva il fiato corto. Allora si fermò, con l'acqua fino al collo, e si mise a agitare le mani, lentamente.
Come ha dormito stanotte?. gli chiese il dottor Cardoso.
Bene, rispose Pereira, però ho letto fino a tardi, ho con me un libro di Alpbonse Daudet, le piace Daudet?
Lo conosco male, confessò il dottor Cardoso.
Ho pensato di tradurre un racconto dei Contes du lundi, vorrei pubblicarlo sul "Lisboa", disse Pereira.
Me lo racconti, disse il dottor Cardoso.
Beh, disse Pereira si chiama La dernière classe, parla di un maestro di un villaggio francese in Alsazia, i suoi allievi sono figli di contadini, poveri ragazzi che devono lavorare nei campi e che disertano le lezioni, e il maestro è disperato.
Pereira fece qualche passo in avanti in modo che l'acqua non gli entrasse in bocca.
E infine, continuò, si arriva all'ultimo giorno di scuola, la guerra franco-prussiana è finita, il maestro aspetta senza speranza che arrivi qualche allievo, e invece arrivano tutti gli uomini del paese, contadini, i vecchi del villaggio, che vengono a rendere omaggio al maestro francese in partenza, perché sanno che l'indomani il loro suolo sarà occupato dai tedeschi, allora il maestro scrive sulla lavagna "Viva la Francia", e se ne va così, con le lacrime agli occhi, lasciando nell'aula una grande commozione.
Pereira si tolse due lunghe alghe dalle braccia e chiese: che ne dice, dottor Cardoso?
Bello, rispose i1 dottor Cardoso, ma non so se oggi in Portogallo sarà apprezzato leggere "Viva la Francia", visto i tempi che corrono, chissà che lei non stia dando spazio al suo nuovo io egemone, dottor Pereira, mi pare di intravedere un nuovo io egemone.
Ma che dice, dottor Cardoso, disse Pereira, questo è un racconto dell'Ottocento, è acqua passata.
Sì, disse il dottor Cardoso, ma anche così è pur sempre un racconto contro la Germania, e la Germania non si tocca in un paese come il nostro, ha visto come è stato imposto il saluto alle manifestazioni ufficiali, salutano tutti con il braccio teso, come i nazisti.
Vedremo, disse Pereira, però il "Lisboa" è un giornale indipendente.
E poi chiese: posso uscire?
Ancora dieci minuti, replicò il dottor Cardoso, visto che c'è ci resti e faccia il tempo completo della terapia, ma mi scusi, cosa vuol dire un giornale indipendente in Portogallo?
Un giornale che non è legato a nessun movimento politico, rispose Pereira.
Può essere, disse il dottor Cardoso, ma il direttore del suo giornale, caro dottor Pereira, è un personaggio del regime, appare in tutte le manifestazioni ufficiali, e come tende il braccio, sembra che voglia lanciarlo come un giavellotto.
Questo è vero, ammise Pereira, ma in fondo non è una cattiva persona, e per quanto riguarda la pagina culturale mi ha lasciato pieni poteri.
E' comodo, obiettò il dottor Cardoso, tanto c'è la censura preventiva, tutti i giorni, prima di uscire, le bozze del suo giornale passano attraverso l'imprimatur della censura preventiva, e se c'è qualcosa che non va stia pur tranquillo che non viene pubblicato, magari lasciano uno spazio bianco, mi è già capitato di vedere i giornali portoghesi con degli ampi spazi bianchi, fanno una grande rabbia e una grande malinconia.
Capisco, disse Pereira, li ho già visti anch'io, però al "Lisboa" non è ancora successo.
Può succedere, replicò con tono scherzoso il dottor Cardoso, questo dipenderà dall'io egemone che prenderà il sopravvento sulla sua confederazione di anime."
Come ha dormito stanotte?. gli chiese il dottor Cardoso.
Bene, rispose Pereira, però ho letto fino a tardi, ho con me un libro di Alpbonse Daudet, le piace Daudet?
Lo conosco male, confessò il dottor Cardoso.
Ho pensato di tradurre un racconto dei Contes du lundi, vorrei pubblicarlo sul "Lisboa", disse Pereira.
Me lo racconti, disse il dottor Cardoso.
Beh, disse Pereira si chiama La dernière classe, parla di un maestro di un villaggio francese in Alsazia, i suoi allievi sono figli di contadini, poveri ragazzi che devono lavorare nei campi e che disertano le lezioni, e il maestro è disperato.
Pereira fece qualche passo in avanti in modo che l'acqua non gli entrasse in bocca.
E infine, continuò, si arriva all'ultimo giorno di scuola, la guerra franco-prussiana è finita, il maestro aspetta senza speranza che arrivi qualche allievo, e invece arrivano tutti gli uomini del paese, contadini, i vecchi del villaggio, che vengono a rendere omaggio al maestro francese in partenza, perché sanno che l'indomani il loro suolo sarà occupato dai tedeschi, allora il maestro scrive sulla lavagna "Viva la Francia", e se ne va così, con le lacrime agli occhi, lasciando nell'aula una grande commozione.
Pereira si tolse due lunghe alghe dalle braccia e chiese: che ne dice, dottor Cardoso?
Bello, rispose i1 dottor Cardoso, ma non so se oggi in Portogallo sarà apprezzato leggere "Viva la Francia", visto i tempi che corrono, chissà che lei non stia dando spazio al suo nuovo io egemone, dottor Pereira, mi pare di intravedere un nuovo io egemone.
Ma che dice, dottor Cardoso, disse Pereira, questo è un racconto dell'Ottocento, è acqua passata.
Sì, disse il dottor Cardoso, ma anche così è pur sempre un racconto contro la Germania, e la Germania non si tocca in un paese come il nostro, ha visto come è stato imposto il saluto alle manifestazioni ufficiali, salutano tutti con il braccio teso, come i nazisti.
Vedremo, disse Pereira, però il "Lisboa" è un giornale indipendente.
E poi chiese: posso uscire?
Ancora dieci minuti, replicò il dottor Cardoso, visto che c'è ci resti e faccia il tempo completo della terapia, ma mi scusi, cosa vuol dire un giornale indipendente in Portogallo?
Un giornale che non è legato a nessun movimento politico, rispose Pereira.
Può essere, disse il dottor Cardoso, ma il direttore del suo giornale, caro dottor Pereira, è un personaggio del regime, appare in tutte le manifestazioni ufficiali, e come tende il braccio, sembra che voglia lanciarlo come un giavellotto.
Questo è vero, ammise Pereira, ma in fondo non è una cattiva persona, e per quanto riguarda la pagina culturale mi ha lasciato pieni poteri.
E' comodo, obiettò il dottor Cardoso, tanto c'è la censura preventiva, tutti i giorni, prima di uscire, le bozze del suo giornale passano attraverso l'imprimatur della censura preventiva, e se c'è qualcosa che non va stia pur tranquillo che non viene pubblicato, magari lasciano uno spazio bianco, mi è già capitato di vedere i giornali portoghesi con degli ampi spazi bianchi, fanno una grande rabbia e una grande malinconia.
Capisco, disse Pereira, li ho già visti anch'io, però al "Lisboa" non è ancora successo.
Può succedere, replicò con tono scherzoso il dottor Cardoso, questo dipenderà dall'io egemone che prenderà il sopravvento sulla sua confederazione di anime."
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Tuesday, March 30, 2010
As Naus II - Antonio Lobo Antunes
"O resto eram bares barrocos e restaurantes caros, o macio desgoverno do conhaque, e às nove da noite o Jardim que se assemelhava a um cenário pintado à espera da representação que nunca iria haver, com uma figurante idosa a passear de tronco em tronco o cãozito todo jubiloso de mijos fraternos.."
(...)
(...)
...e decidiu que o pai, que fervia na urna um bulício de minhocas, teria de contentar-se com um enterro furtivo, à noite, nas sombras que os cemitérios esquecem junto aos muros, onde a erva é mais alta que o olhar dos coveiros."
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Monday, March 22, 2010
As Naus - Antonio Lobo Antunes
"Os semáfaros da Avenida Almirante Reis empurravam o trânsito na direcçao do largo de contrabandistas to Martim Moniz e das suas violas de pedintes que repretem até ao delírio queixumes de calafates desamparados de mar. o senhor Francisco Xavier chamou-me do balcão, a fechar o livro numa imponência eclesiástica, e dei com a mulata vestida de fantoche ou de palhaço de circo como a rapariga dos sapatos de homem, de carapinha apanhada num carrapito de laços, unhas prateadas, baton, pálpebras verdes e uma vírgula de espanto na testa franzida. A velha, de agulha na mão, compunha-lhe à pressa as pregas de lamê das ancas.
-- A tua esposa vai trabalhar lá em baixo num bar até a contazinha da pensão ficar paga, decididiu o indiano a esfregar com empenho a fazendas das virilhas. Se as coisas nos correrem bem, rapaz, daquei a nada é melhor do que três cinemas em Lourenço Marques."
-- A tua esposa vai trabalhar lá em baixo num bar até a contazinha da pensão ficar paga, decididiu o indiano a esfregar com empenho a fazendas das virilhas. Se as coisas nos correrem bem, rapaz, daquei a nada é melhor do que três cinemas em Lourenço Marques."
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Friday, January 29, 2010
O esplendor de Portugal - Antonio Lobo Antunes
"Compreendi que a casa estava morta quando os mortos principiaram a morrer.
(...)
O autêntico coração da casa eram as ervas sobre as campas ao fim da tarde ou no princípio da noite, dizendo palavras que eu entendia mal por medo de entender, não o vento, nãs as folhas, vozes que contavam uma história sem sentido de gente e bichos e assassínios e guerra como se segredassem sem parar a nossa culpa, nos acusassem, repetindo mentiras, que a minha família e a família antes da minha tinham chegado como salteadores e destruído a África, o meu pai aconselhava
- Não ouças"
(...)
O autêntico coração da casa eram as ervas sobre as campas ao fim da tarde ou no princípio da noite, dizendo palavras que eu entendia mal por medo de entender, não o vento, nãs as folhas, vozes que contavam uma história sem sentido de gente e bichos e assassínios e guerra como se segredassem sem parar a nossa culpa, nos acusassem, repetindo mentiras, que a minha família e a família antes da minha tinham chegado como salteadores e destruído a África, o meu pai aconselhava
- Não ouças"
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